A pranzo da Trimalcione.

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Ore 10.30 indosso le mie scarpe nero corvino e la mia vecchia divisa, pronta per lavorare a casa del Dott. M. Preparo una tavola lunga 10 metri per 30 persone, per il dottore, l’ingegnere, l’avvocato, la psicologa e i bimbi prodigio futuri avvocati, dottori, ingegneri e psicologi. Si pranza nel solone grande, (c’è anche quello piccolo), tutti sono circondati da codici ed enciclopedie, libri ancora con il cellofan, perché la cultura va conservata e mai sprecata!  La tavola è imbandita, candelabri d’argento ospitano candele ikea, sedie imbottite, rivestite di pizzo francese per i loro culi da diecimila euro al mese. Il Dott. M. ha rispolverato la porcellana provenzale e i tovaglioli di lino ricamati. Si inizia. Si festeggia. Con il mio gilet nero sbiadito servo prelibatezze preparate da un chef casertano, aiutato da una emigrata rumena. Coppa con bocconcini di baccalà fritto su letto di purea di patate allo zafferano e pupaccelle alla menta, risotto al melograno e filetto di maiale al pistacchio.

Eccoli qui tutti seduti a tavola, i nuovi Trimalcioni della storia. Colti, avvincenti e distinti. La generazione dei “se vuoi ti faccio un favore”. Ventisette su trenta sbaglia forchetta, dieci su trenta si sporcano la cravatta e trenta su trenta ripuliscono il piatto con il pane, che sia tedesco o finemente integrale l’importante è che il piatto lo si lasci limpido per rispecchiarcisi dentro. Non importa su hai un culo da diecimila o uno da mille al mese a tavola siamo tutti uguali, anzi chi mangia più spesso a sempre più fame!

Il Dott. S. è comunque una persona squisita e carismatica, il liberto che non dimentica mai le sue origini. Chi spaventa invece è il suo figliol prodigo, chi nasce con la camicia. Il nuovo cesare, colui che è stato eletto senza un seggio. Colui che non ricorda il nome della cameriera e che non alza il tovagliolo, il Cesare ladro, senza le doti da oratore. I nuovi Trimalcioni non sono i ricchi, che non vivono più né di rendita né di investimento e forse neanche più di sfruttamento o di rapina, ma di fumo, con cui coprono una montagna di debiti. Arriverà il momento in cui il fumo leggero e inebriante si dissolverà, e la montagna ci apparirà in tutta la sua durezza, e ci sarà il ritorno alla realtà agognato dai fautori dell’”autenticità”.

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