Prima domenica del 2014 con il Tetracloroetilene

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Ieri alle ore 18.30 una autovettura scorreva per le stradine del mio paese, l’uomo al volante avvisava i cittadini di non consumare l’acqua idrica. La voce all’altoparlante rimbombava tra le finestrelle, le parole non limpide come l’acqua di questi giorni. L’informazione viene data in modo confusionario, uno stato di emergenza scorre tra le pagine di Facebook, tra i sottotitoli del TG regionale, si infiltra nelle case dei vecchietti. Un informazione opaca, si mescola così all’ignoranza. Il mio paesino e le altre tre frazioni circostanti hanno il preciso divieto di qualunque utilizzo alimentare dell’acqua, perché ritenuta non potabile. Ma molti ignorano che l’acqua semplicemente è avvelenata, sono state rilevate tracce di tetracloroetilene.

Il tetracloroetilene è un composto organico ben conosciuto dalla chimica industriale. Il suo nome alternativo è quello di percloroetilene. Si sta parlando di un liquido incolore, di odore etereo, dotato di azione antisettica e narcotica, senza dimenticare che resiste molto bene all’infiammabilità. In altre parole un veleno cristallino, puro, che passa inosservato. Viene utilizzato nelle lavanderie a secco, come solvente per lo sgrassaggio dei metalli, nell’industria chimica e farmaceutica. In Italia, la legge considera i rifiuti contenenti tetracloroetene come “rifiuti pericolosi”, tali rifiuti non devono essere smaltiti in fognatura.  Alcune voci rammentano che il sindaco ha firmato l’avviso il 2 Gennaio, ma noi siamo stati avvisati solo ieri, 4 Gennaio. In questi due giorni, quando ho lavato il mio viso, le mie gambe, quando ho bevuto un bicchiere d’acqua dal rubinetto alle 2:00 di notte, quando ho pulito le stoviglie o l’insalata, quando ho riempito la ciotola al cane, quando ho vissuto, l’ho fatto con il tetracloroetilene .

Nelle nostre case continua a scorre acqua dai rubinetti, non vi è nessun blocco solo un allarme visivo e uditivo. Per proteggerci, ci vogliono azioni decise, importanti, che impediscano il cammino dell’inquinamento.

La mia domenica scorre veloce, con ventidue litri di acqua imbottigliata, salviettine umidificate, e piatti di plastica. La mia giornata continua deviata, scomoda e frettolosa, sporca, come i miei capelli, non vi  è nulla di cristallino, tutto scorre indifferente ed io non posso soffermarmi a pensare o a metabolizzare perché di domenica lavoro.

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