Il mio mondo silenzioso e il caffè al tetracloroetilene!

Oggi si festeggia l’epifania, nella città c’è ancora confusione, odore di caffè ed un timido luccichio natalizio. Il traffico scorre veloce, le ruote della mia auto scivolano sulla pioggia, un odore acre penetra tra i finestrini. Il bruciatore di scarti industriali è in funzione. La festa in realtà è già finita, nonostante ciò alcune ragazze si travestono da befane, fingono e creano atmosfere artefatte. Finalmente dopo due giorni ho fatto una doccia calda, a 4 km dal pozzo inquinato del mio paesino, ho usufruito dell’acqua del mio fidanzato.

Bernardo il mio vicino di casa, non si è rinfrescato. Bernardo ha 86 anni, è solo, suo fratello unico compagno della sua vita, è morto due mesi fa di tumore ai polmoni. Mentre prepara il caffè mi racconta un po’ della sua vita. Una volta è stato innamorato, in verità lo è ancora, suo padre voleva diventasse prete ma lui ha preferito sognare tutte le notti la sua Lucia e non fingere venerazione per un’ostia. Mentre parla dimentico il perché della mia visita e accendo la fiammella sotto la vecchia caffettiera. Il mio corpo e la mia mente sono mossi da vari automatismi, sorrido, annuisco, apro il rubinetto.

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Aterrana il paesino in cui vivo è una delle frazioni di Montoro Superiore, rimasta intatta al terremoto del 1980. In questo paesino vivono circa 20 anziani soli, uno di questi è Bernardo. Mi sorride quando la caffettiera fischia, soddisfatto mi versa questo caffè al tetracloroetilene e  continua a raccontarmi la sua vita. La guerra vista da piccolo, i primi jeans, le immagini alla TV in bianco e nero, le bellissime e formose donne che corteggiava. Mi parla di suo fratello, del loro amore e rispetto, del loro condividere.

“Bernardo sei proprio sciocco, perché non ti sei procurato delle cisterne d’acqua? Hai sentito che è avvelenata. Devi assolutamente chiudere tutti i rubinetti.” — “Tesorino mio, morirò comunque un giorno” — “….”

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Non è ignaro o confuso, sa che rischia se beve un caffè o lava il viso dal rubinetto, lui ha già vissuto situazioni pericolose, molto più tragiche e rumorose di queste, ma il pericolo di oggi non fa rumore è silenzioso, si infiltra nelle vene, lo respiriamo, lo beviamo, poi appare un giorno indelebile in noi,come il tumore di suo fratello. Bevo il mio caffè, il più dolce mai assaggiato e penso che non si può dire ad un uomo di non compiere gesti inumani, di non preparare il caffè, di non lavare le stoviglie, di non respirare, si può solo dire di compiere gesti umani, di rispettare l’ambiente, le persone, la vita.

Il sorriso di Bernardo mi lascia un vuoto nello stomaco o forse è solo il caffè tossico. Tutto sembra normale, fuori il giorno scorre indifferente mentre ripassa l’autovettura della Pro Civis tra le stradine, annuncia che provvederanno a distribuire delle cisterne d’acqua potabile, alle ore 17:00 nelle piazze.

Vivere una situazione di emergenza senza panico o scalpore è capire che le persone sono cambiate, vivere in un mondo silenzioso, apparentemente limpido, un mondo uguale a questi nuovi veleni, mescolati perfettamente alle nostre vite, alla nostra realtà, che oggi non si riconosce più nemmeno questa!

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