Che “razza” di stadio!

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“Qui dove il mare luccica e tira forte il vento 
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento 
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto 
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.”

Queste sono le parole di Caruso che risuonavano nello stadio di Bologna il 19 Gennaio, questa musica è diventata un canto strozzato, appannato dai fischi di tifosi bolognesi contro gli avversari napoletani. La voce di Lucio Dalla, amico di Gianni Morandi presidente onorario del Bologna, risuonava nel campo mentre i fischi di diecimila ragazzi coprivano la melodia. Gli insulti non sono stati solo questi, nella curva bolognese sventolava uno striscione con su una scritta razzista, “Sarà un piacere, quando il Vesuvio farà il suo dovere!” Io ragazza campana, ragazza del sud, ragazza ITALIANA, provo una grande vergogna e disprezzo nel vedere ancora oggi scritte razziste. Non ci limitiamo più ad insultare lo straniero o il nostro vicino, addirittura auguriamo loro la morte, non credevo che il tifo fosse degenerato in questo modo. La notizia non è parsa in tutti i giornali e chi non è appassionato di calcio nemmeno sa cosa è successo, solo perché Gianni Morandi ha espresso il suo disprezzo verso I tifosi bolognesi è diventata un fatto giornalistico. Oggi è domenica e non voglio accendere la televisione per non assistere di nuovo a questa discriminazione.

Lo sport insegna, unisce, trasmette adrenalina e competizione, lo sport è febbre. La parola “tifoso” deriva da tifo cioè febbre forte, oggi però questa febbre acceca l’animo di qualsiasi uomo! Non sono mai stata un’appassionata di calcio, ma adoro lo sport, la mia prima partita è stata ad undici anni, mio padre una domenica mattina mi portò allo stadio. Ricordo con piacere quel giorno e la canzone che risuonava tra gli spalti, ricordo le urla di gioia per i goal. Non capivo le dinamiche del gioco ma una passione mi trascinava a saltellare e sorridere. Ero lì, a ballare con altri mille tifosi, piccola con il mio cappellino verde di cartone, ero lì anche io a far parte di un solo canto e il mio canto diceva:

” Te voglio bene assaje 
ma tanto, tanto bene sai 
è una catena ormai 
che scioglie il sangue dint’e vene sai.”

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