Pioggia e sangue. Cap. 4

4547866566_1ba22a09f3Era bello il tempo cupo, Guido lo adorava, sentiva che un po’ di bagliore avrebbe potuto svelargli l’anima e riaffiorare in lui tutti i dolori. Inerme alla finestra guardava ipnotizzato questo dipinto cinereo, le nuvole camminavano lente, il grigiore cullava il suo cuore e lo trascinava nel più malato dei desideri. Sally eccitata lo aspettava sul letto con le gambe aperte, guardava il suo piccolo uomo, il suo fanciullo guasto, desiderava averlo ancora una volta. Lui si incamminò verso il letto, un vecchio materasso degli anni settanta, quello della madre, abbandonato perché troppo morbido, sbottonò lentamente la sua camicia, si calò i pantaloni e salì a cavalcioni sopra di lei. Sentiva le molle pungergli sotto le ginocchia, un odore di muffa e lino riempiva la stanza, iniziò a baciarle la pancia, piccoli baci costanti, sui suoi seni, sul collo, salì fino alla nuca e sfiorò i suoi occhi. La sua mano stringeva le lenzuola bianche, tremava mentre entrava in lei, mosso da un fervore brutale, spingeva ostinato, colpi duri e secchi, nella stanza echeggiavano gemiti fino a quando lui alzò il capo e la guardò dritto negli occhi, con i pugni serrati le disse “So che hai una figlia di 18 anni, è già mia!”.

Sally spalancò gli occhi, non immaginava che lui fosse a conoscenza dei sui segreti, che quella notte di dieci anni fa lei aveva abbandonato anche una figlia di soli otto anni. Le si strozzò il fiato in gola, non riusciva a pensare, a parlare, i suoi pensieri erano tutti rivolti alla sua piccola bambina. L’aria divenne impercettibile, pesante come piombo, bloccata da un candore bianco, da un cuscino di piume che premeva sul suo viso, un ultimo respiro, un ultimo pensiero, un ultimo profumo e poi il vuoto.

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