#selfie-amo?

C’era un tempo nel quale gli autoscatti si facevano con una reflex sul treppiede, poi davanti allo specchio usando una macchina fotografica digitale, successivamente si passavano al computer e infine in rete. Questo tempo è durato poco, perché con l’avvento degli smartphone il costume è dilagato fino a far diventare la parola «selfie» di uso comune anche nella nostra lingua. Merito alla possibilità di vedersi inquadrati al momento dello scatto e a quella di poter spedire le immagini direttamente sul proprio account in qualche social network.

Partiamo dall’origine, non dal 2005 ma, cari lettori e “selfisti”, il primo selfie risale bensì ai primi del ‘900, quando la tredicenne granduchessa russa Anastasia Nikolaevna prese la sua nuova e fiammante Kodak Brownie e posizionandosi davanti allo specchio con un amico scattò, ciiisss…Unidentified_woman_taking_her_own_photograph_using_a_mirror_and_a_box_camera,_roughly_1900

purtroppo mia cara granduchessa non si vede il braccio alzato, e il viso non è in primo piano quindi questo forse è un finto selfie. Un selfie è un autoscatto di se stessi realizzato con uno smartphone o un tablet appositamente per essere poi pubblicato su Facebook, Twitter, Instagram o altri social network. Prima dell’era di Facebook e Instagram negli anni 20, un gruppo di fotografi sperimenta il primo selfie, fotografi dello studio Byron Company, e date le dimensioni e il peso della camera, questo selfie è a due: Joseph Byron sostiene la macchina con la mano destra e Ben Falk con la mano sinistra. Applausi, applausi ai primi veri “selfisti”, un applauso anche per la bombetta sul capo!

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La parola “Selfie” è stata definita dall’Oxford Dictionary la parola dell’anno, e continua a resistere per il 2014, anzi diventa sempre più importante, ma questo oramai lo sappiamo tutti, è comunque una parola che si evolve infatti è stata declinata in diversi termini in base allo scopo dello scatto: helfie se si vuole mettere in risalto i capelli, belfie se è il lato B a far da padrone, welfie se lo scatto è tra le mura dell’ufficio e ancora drelfie se, complice un bicchiere di troppo, si vuole condividere con gli amici il proprio stato di ebbrezza.

Il selfie è davvero a portata di mano, e anche di zampa, spopolano sul web cani e gatti in posa, con le zampe e la faccia seria immortalano un momento non importante della giornata, la pausa lettiera o palla di pelo ma forse sono solo annoiati dalle ragazzine con la “duck face”, intanto mostrano il baffetto e le pupille sgranate.

images (4) imagesNoi uomini non siamo da meno, immortaliamo sempre di più il momento più IN della giornata, la stanza più luccicante e indispensabile, il bagno! Non lo sapete? Lo sfondo con le mattonelle di ceramica e lo sciacquone è il Top. Altro che sondi paesaggistici e stellati, Da Vinci e Van Gogh non capivano niente, anzi la Gioconda è risorta e si è munita anche lei di smartphone Apple. Che diavolo, è sempre il quadro più importante della storia deve stare al passo con i tempi! Poi chi dice che questa non sia una rivoluzione artistica come quella di Marcel Duchamp nel 1919, a modo nostro abbiamo ricreato un ready-made-selfie.
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La voglia di apparire non ha limite, oggi si vuole dimostrare sempre più che si sta bene, anzi che si sta meglio degli altri. Ma cosa si nasconde dietro una faccina felice? Il più delle volte un grande silenzio, voler essere carini, guardati, ammirati e se non lo si è al primo scatto seguiranno altri 30 autoscatti, seguiti da modifiche, ritagli e cuoricini. Se qualcuno ricorda il mito di Narciso, saprà che Narciso, divenuto giovinetto e ammirato da tutti per la sua eccezionale bellezza, un giorno passeggiando sulla riva di un ruscello, vede per la prima volta la sua immagine riflessa nell’acqua e rimane rapito a contemplarla. I selfie non servono a guardare sé stessi ma a farsi guardare, a offrirsi agli altri.

Le coppie felici in foto, il più delle volte, sono solo un trucco, per far ingelosire la ex, l’amica, o il collega, vedete cosa succede dietro ad un selfie di coppia.

Non ne possiamo fare a meno, siamo malati, ci fotografiamo anche nelle situazioni più assurde, questo è stato definito il selfie più pericoloso. selfie2

In questa immagine, vediamo un ragazzo in Spagna nel momento di massima adrenalina, il toro che lo insegue è davvero a pochi centimetri da lui, ma il protagonista della storia non perde il sangue freddo e non si fa condizionare, concretizzando l’obiettivo principale prefissatosi. Starà forse pensando alla foto da mettere sulla tomba?

Io non sono contro i selfie, è solo che dimentico sempre di portare il telefono in bagno, o a cena e soprattutto sono pochi i giorni in cui la mia faccia è fatale. Ho trovato una giustificazione alla mia avversione per i selfie nel pensiero che Roland Barthes, ha elegantemente espresso ne La camera chiara. Nota sulla fotografia:

Non appena io mi sento guardato dall’obiettivo, tutto cambia: mi metto in atteggiamento di «posa», mi fabbrico istantaneamente un altro corpo, mi trasformo anticipatamente in immagine. Questa trasformazione è attiva: io sento che la Fotografia crea o mortifica a suo piacimento il mio corpo […]

Io vorrei insomma che la mia immagine mobile, sballottata secondo le situazioni, le epoche, fra migliaia di foto mutevoli, coincidesse sempre col mio «io».

Intanto mi metto anche io in posa, l’unico momento che voglio condividere con voi è quando cucino a mio padre struccata e con i capelli bagnati, sono o non sono fotogenica come il Papa e Obama?
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PS: io e il mio boy condividiamo anche un Drelfie di ieri sera.
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