Direi grazie Grazia!

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I Selfie spopolano, i corsi be-the-best su Groupon sono migliaia, le autobiografie sono sempre più in voga, le torte stile Baddy il Boss le facciamo da sole, le auto-psicoanalisi sono su YouTube. Cosa vuoi di più dalla vita? Me stessa, senza Lucano! Ho deciso di auto-intervistarmi per farmi conoscere e soprattutto per partecipare al contest di Grazia.it.

12 Febbraio 2014 PalazzoA

Prego entrate, mettevi comodi. Caffè? La nostra ospite è un po’ anglofila. Quindi un tè? Senza zucchero, grazie! Benissimo. Vi presento Palma Botta, di anni ventiquattro, dimostrati solo anagraficamente, il visino e il fisico esile ne rivelano appena venti. Appassionata di cinema, mensili, settimanali femminili e vino. Le,i è la stessa persona che ha chiamato il suo pesciolino rosso, Red-Wine. Nel salotto si respira profumo di tè alla menta, un lieve odore di cenere fredda accarezza pian piano le narici, la luce riflette su uno shatush sbiadito, il top bianco mette in risalto le sue spalle piccole e un po’ ricurve, gli occhi grandi color nocciola…e lì ci concentriamo. Palma è davanti allo specchio, ikea, per sembrare meno pazza quando risponderà alle sue insolite domande.

 

Come sei finita a fare la blogger?                                                             
Ricordo alle superiori, ero felicissima il giorno del compito d’taliano, anzi, felicis
sima è un eufemismo, ero elettrizzata. Ho sempre amato scrivere, esprimermi, creare, ma soprattutto ispirare. Le persone non sono brave ad esternare i propri sentimenti ed io, sono una completa PicsArt_1392212567234frana. Scrivere, invece, è sempre stato facile, non ho mai avuto un diario segreto, quello non lo si può condividere con nessuno, quindi era troppo comodo. La spinta è arrivata l’ultimo giorno di scuola superiore. La mia professoressa di lettere mi scrisse una dedica bellissima, e capii che avevo lasciato qualcosa, ma soprattutto che aveva ancora voglia di leggermi, quindi già a venti anni aprii un piccolo blog di poesie, poi uno di moda, ed infine, qualche mese fa è nato Tè in metropolitana.

Cosa significa Tè in Metropolitana, che collegamento c’è con i tuoi scritti?

Non bevo caffè, solo in casi eccezionali: risvegli post-sbornia o gite in montagna con gli amici, in cui la partenza è programmata alle 06:00 am. Prediligo le cose più durature, non mi accontento di una tazzina. La stessa parola ‘espresso’ un po’ mi irrita e mette ansia. è più bello dire “quieto”, “celato” a meno che non ci sia George Clooney che sussurri ” un nespresso”. Poveretto, dopo tutti quei Martini, ne ha bisogno. Ma bando alle ciance, come già dicevo, prendere il tè è qualcosa di intimo e tranquillo, in contrasto con il mondo di oggi, caotico, frenetico. Siamo sempre di corsa, siamo degli squali in un mare inquinato. Bisogna respirare e sorridere sempre, ricreare spazi tranquilli in questo tunnel di luci artificiali. Sono una persona che ha viaggiato, e la prima cosa che faccio in una città diversa è un giro in metropolitana. Sia per necessità, ma soprattutto perché solo in questi treni velocissimi puoi incontrare ogni tipo di personalità. La migliore cura dell’anima è il confronto, non si smette mai di crescere e migliorare. Mi culla l’idea che qualcuno si possa rilassare e magari divertire leggendo i miei post. Non mi prefisso mai un argomento, sono pensieri che nascono automaticamente e mai contro cuore.

Fare la blogger, lo consideri un mestiere?

Si e no. Oggi si lavora quasi sempre gratis, anche scrivere su internet può definirsi un lavoro. Mi occupa molto tempo, soprattutto molta energia e pensieri. Stresso il fidanzato e gli amici, ogni volta che pubblico un post ho una sensazione di soddisfazione mista a disperazione. Quando qualcosa ti piace non puoi non avere paura di perderla. Il mio lavoro attuale è servire ai tavoli di un pub, regalare sorrisi e spillare soldi ai clienti. Lavoro anche studiando letteratura, anche in questo caso non sono retribuita, (ndr. sorride) ma spero che mi dia molte Marlene in futuro. Vorrei scrivere nella vita, lavorare per una casa editrice o un magazine, stare a contatto con immagini e persone colorate.

Pensi che il futuro appartenga ai blogger?

Una piccola parte si. Il mio futuro, per ora prosegue verso questa rotta. Oggi le persone hanno bisogno di comunicare ed emergere, internet ci aiuta molto. Ho letto su Grazia, un articolo interessante sulla velocità della comunicazione, sulle testate digitali e le tre paroline magiche “Fast”, “Fresh”, “Now”. L’invenzione si può dire sia partita da “4 salti in padella”, le donne che lavorano non hanno più tempo per cucinare, cercano un prodotto veloce, fresco e pronto, dopotutto noi siamo quello che mangiamo. Le informazioni ci sono servite su un piatto rettangolare con schermo amoled. Il mondo ha bisogno di velocità, le notizie girano svelte e noi possiamo leggerle in tempo reale. Tutto quello che succede fuori, è ora su internet. I Blog hanno portato una grande rivoluzione, le notizie, non sono sempre scritte dalla penna di un giornalista, a volte ci sono penne migliori, nascoste in piccoli paesini.


Vorresti prendere un tè con Proust o Joyce?

Proust chi? Ci uscirei solo per “Trovare il tempo perduto”, e chiedergli come pettinava i baffi, 482555_10201141979374554_694768570_nli vorrei anche io. Joyce invece mi libererà l’anima. “Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti, per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità, io cercherò di fuggire da quelle reti.” Essere diversi è l’ingrediente perfetto per ogni cup-cake-umano che si rispetti. Vedo in tutto una fuga, positiva, anche l’indossare un cappello bizzarro, o un tacco 12, è volersi sentire differenti. Non disprezzo la massa, se non ci fosse, nessuno avrebbe determinati bisogni. Anche io ho bisogni di massa, fare pipì, e una patologia che colpisce tutte le donne, lo shopping compulsivo.

Ultimo libro letto?

“Giuro che non mi sposo” di Elizabeth Gilbert. Cosa dovrebbe essere un matrimonio, se non una via per procurarsi la felicità assoluta? Io sono ancora giovane per pensare al matrimonio ed Elizabeth, a quarant’anni la pensa come me, o forse è più corretto dire, che io la penso come lei. La Gilbert è già stata sposata, ma ha capito che prima di intraprendere un passo importante bisogna pensarci bene, e soprattutto mai limitarsi. Lo sapete che un tempo in Cina era ammessa l’unione legale tra una donna viva e un uomo morto? “Il matrimonio degli spiriti”, sicuramente molto vantaggioso per lei. A volte penso a quanto sia bizzarro il mondo, ma mai come la mente femminile.

Vorresti aver scritto tu 50 sfumature di Grigio?

Vorrei avere il conto in banca di  Di E L James. Mi piacerebbe aver scritto  “50  sbavature di Grigio” di Rossella Calabrò, blogger e scrittrice. Amo il suo stile ironico e pungente.

La tua passione per i romanzi ti fa apprezzare anche le serie televisive?

Assolutamente no. Il mio fidanzato è un vero fanatico invece: Arrow, The mentalist, Californication, American Horror story, The walking Dead…non ho idea di cosa parlino. Da piccola ero affascinata in realtà dalla serie TV “Una mamma per amica”. Chi non avrebbe voluto una madre come Lorelai Gilmore? Quello che più mi colpì era che finalmente, dopo i monologhi di Dawson, due donne logorroiche erano le protagoniste. Si sa che se un uomo parla tanto è noioso, la donna invece è divertente. I telefilm non lasciano però spazio all’immaginazione, hai solo la voglia di guardare la puntata successiva, aspetti qualcosa di inaspettato, poi, quando arriva, ti rotoli sul divano, ti strozzi con un pop-corn e ti innervosisci, ma se non fosse così non li ameresti.

Credi che moda, arte e letteratura siano tasselli di un unico puzzle?

Tutto ciò che è formazione, sviluppo, nascita, progresso, creazione, è vita. La vita  è arte e ispirazione. I romanzi parlano di moda, si ispirano all’arte così come un dipinto raffigura una spettacolo, pertanto la moda è genio, ispirata a personaggi influenti, segue la musica, si rinnova e si rincorre in continuazione. Tutti noi viviamo in un unico puzzle colorato, il bello è essere l’insieme di un quadro non ancora dipinto.

 L’esperienza più mistica?

Nascere. Ma non me lo ricordo.

In un’altra vita chi vorresti essere?

Gesù, Obama, Oriana Fallaci, Antonella Clerici o, la persona che mi sta intervistando, Palma Botta. Non devo per forza rinascere per cambiare. Il cambiamento fa parte della vita e io lo aspetto, anzi lo cerco.

 

Palma la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, l’intervista termina qui. Lo specchio riandrà al suo posto, i capelli si legano e il computer è offline. Dalla finestrella del PalazzoA, echeggia una musica, porta via tutte le speranze, desiderando che via telematica e non, arrivino al cuore.

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