Pioggia e Sangue. Ultimo capitolo.

image

Erano le 19:00 di un martedì settembrino, la pioggia batteva piano sulla Golf grigia, Guido, era fermo all’entrata della scuola superiore, fissava due gambe lunghe sotto una gonnellina blu. Lei, Hellen aveva i capelli elettrizzati, e le guance rosse, lo sguardo rivolto a terra, sulle sue scarpe inzuppate d’acqua. Guido scese dall’auto, inspiró l’aria fresca senza distogliere lo sguardo dalla ragazza. Lei alzò il viso e strizzò gli occhi, lo vide, sorrise e gli andò incontro, gli gettò le braccia al collo e lo baciò: “ Dove sei stato? Sei sparito da una settimana, temevo non volessi più vedermi

Perdonami, ho chiuso un piccolo fardello passato.” “Perché piangi?”

Mia madre è scomparsa di nuovo, non mi chiama. E mio padre penso si stancherà di cercarla presto, questa volta!

Tranquilla, ora ci sono io, e non ti mollo!”

Hellen, era felice, era finalmente con il ragazzo tante volte sognato. Si erano incontrati tre settimane fa, al diciottesimo compleanno di una sua amica. Lui era bello e misterioso, le sue amiche avevano notato come lui la fissava, ma la piccola Hellen non avrebbe mai immaginato che tra tante ragazze, lui guardasse davvero lei. Da quel giorno erano inseparabili, lei era persa di lui, amava parlarci la notte, prima di pranzo, la mattina mentre andava a scuola, sempre. Ora invece, voleva solo mostrargli che non era una bambina, desiderava fare l’amore con lui. “Portami a casa!” la Golf scivolava sull’asfalto, Guido fingeva di non conoscere la strada che Hellen gli indicava, quella strada che aveva percorso di nascosto quasi tutti i giorni! Fingeva di seguire le sue indicazioni, ma guardava i suoi capelli ricci e neri, identici a quelli di Sally, gli occhi verdi, sorrideva con la stessa naturalezza e crudeltà della madre. Arrivati sotto casa, Hellen gli prese la mano e lo trascinò dietro di sé, aprì il portone, uno sguardo in bagno, uno in cucina, erano soli. Guido la sollevò e la baciò, la teneva stretta, abbracciando il suo sedere, la portò in cameretta e delicatamente la poggiò sul letto, Hellen si sbottonò la camicetta sorridendo, si tolse le calze, e gli slip, lanciando solo la gonna. Guidò le baciò delicatamente la pancia, disegnava piccoli cerchi con la lingua, salì sopra i seni e li strinse forte.

All’improvviso si sentì un ticchettio e subito dopo, il girarsi delle chiavi nella serratura, “Hellen?“, suo padre la chiamava dal salotto. L’adrenalina invase ogni loro muscolo, Hellen e Guido si rivestirono in fretta e furia, lei aggiustava il lenzuolo, lui si pettinava i capelli, 3 2 1 entrò il padre in camera e loro erano già seduti sul letto con un Ipad in mano.

Tesoro ti ho chiamata, non mi hai sentito?”

Scusami papà, avevamo il volume della musica un po’ alto. Ma vieni che ti presento il mio amico

Guido si alzò dal letto, indossò la sua maschera rassicurante e strinse la mano al padre di Hellen, al vedovo di Sally, all’uomo dai capelli nero brizzolato, e gli occhi stanchi.

Buona sera, signore!

Mentre aveva ancora il braccio teso, due manine  gli presero le gambe, e tiravano i pantaloni. Un bambino dai capelli biondi e gli occhi verdi lo fissava. Guido rimase ipnotizzato dalla bellezza di quella piccola creatura, si chinò per guardarlo meglio, aveva delle pagliuzze dorate negli occhi, e piccole lentiggini sul nasino. Hellen accarezzò i capelli del fratellino “Ti presento la piccola peste della casa.”  Guido rimase incantato, ammirava la sua pelle chiara, il suo stesso taglio d’occhi e le gambette esili e lunghe, gli accarezzò la guancia rotonda e gli chiese “Quanti anni hai, piccolino?”

Lui lo fissò per tre minuti, sorrise e gli rispose: “Ho 10 anni, e mi chiamo Guido!

Annunci