Le mille e una maschera!

Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero” diceva Oscar Wilde

eeeeeCon il termine “maschera”, non sempre intendiamo quella che ci si mette a Carnevale, ma molte volte semplicemente, scegliamo la faccia migliore da indossare. Ognuno di noi ha il proprio carattere, e un modo di essere non sempre applicabile in tutte le situazioni della nostra vita. La neutralità come strategia di sopravvivenza, l’anestesia emotiva come difesa, la maschera come filtro di pensieri e sentimenti. Sono strumenti, servono a non mostrare debolezza o sensibilità, significa difendersi da soprusi, assoggettamenti e violenze. Possiamo definirle nostre quotidiane e civili esistenze? E’ opinione diffusa, se non anche luogo comune, che per stare bene con gli altri sia necessario sentirsi in equilibrio con sé stessi, accettarsi per ciò che si è, essere in grado di ridere dei propri difetti, avere una buona autostima: facile a  dirsi, non sempre a farsi.
Le donne, nella nostra società, da generazioni e – a dire il vero –  fino a non molto tempo fa, venivano educate ad indossare la maschera delle “brave bambine”, ingiunzione che ricevevano in misura maggiore rispetto ai maschi, a cui veniva lasciata, in genere, maggiore libertà di espressione. Oggi, quasi nessuna madre aspira ad avere una figlia remissiva, buona, casta fino alle nozze, capace di occuparsi di casa e famiglia. Ma anche se l’aspettativa nel tempo cambia, non sempre cambia lo stile con cui la si trasmette. Una bambina, oggi per essere accettata, ben voluta dai genitori, deve mostrarsi indipendente, capace negli studi, estroversa ed ambiziosa. Questo la rende  più libera psicologicamente rispetto al passato?

Oggi si nota spesso la maschera della donna che tollera le violenze, del coniuge senza denunciare, quella dell’uomo che non ha il coraggio di lasciare e preferisce tradire, quella di chi finge affetto dissimulando il proprio vuoto emotivo, quella di chi fa esattamente l’opposto. E poi quella dell’indifeso, quella del leader, quella del “tutto bene grazie” e quella del “sapessi che giornata”, quella dell’euforico e dell’aspirante suicida, quella del seduttore, dell’ “oddio che mal di testa” o del “nessuno mi capisce”. Ogni maschera con il suo specifico aspetto, ognuna con la propria funzione, una maschera per ogni stagione del nostro umore.

C’è una maschera dove c’è una relazione, un’interazione umana: solo quando siamo da soli non ne abbiamo bisogno. Al contrario, finché l’individuo non conosce se stesso non può riconoscere le maschere, ed è invece vissuto da esse. Quando manca un reale contatto con se stessi, con le proprie istanze ed aspirazioni, con i propri sentimenti, in assenza quindi di comprensione e di significato, l’individuo  si incancrenisce in una sola modalità di espressione del proprio essere, diventa maschera, unica e arida. La persona che “diventa” il proprio corpo, il proprio ruolo sociale o familiare, il proprio lavoro,  la propria missione, si identifica con la maschera in modo così totalizzante da dimenticare che sotto ci sia mai stato qualcosa.

Siamo attori che recitano una parte. Ma la nostra vita, cos’è se non un palcoscenico, sul quale i personaggi si avvicendano con un copione più o meno preparato? La nostra maschera è il nostro comportamento, ed è impossibile non comportarsi. Scegliamo il miglior proiettore, vorremmo indossare luce tutti i giorni, o almeno essere sempre sotto questa luce. Molte volte non riusciamo a capire quanti lati nascondiamo, siamo uno, centomila, e a volte rischiamo di non sentirci nessuno!

Come dice il nostro caro Pirandello: “Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti”. Avere tante maschere ci permette però, di stare bene sempre, e in qualsiasi situazione. Avete mai paura di dire o fare qualcosa? Quante volte abbiamo detto, “mi salvo la faccia”? Ma a quale faccia ci riferiamo?

Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile. 

wpid-picsart_1393949870170.jpgOggi mi travesto di colori, passioni, emozioni. Oggi sono Frida kahlo, realizzo anche un mio desiderio, (come già scritto QUI). Una pittrice e donna rivoluzionaria messicana. Perché se non l’avete ancora capito, indossare una maschera è essenzialmente indossare un pensiero. Frida indossava la maschera di “se stessa”, ella disse di dipingere soprattutto autoritratti, perché trascorreva molto tempo da sola, lei, è il soggetto che conosce meglio. Solo quando siamo soli ci liberiamo di ogni maschera, anche se molte volte ci sentiamo stani e inadeguati.

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

Si è vero, oggi io lo riscrivo, tu lo leggerai, qualcun’altra/o domani lo rileggerà.
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