La vita non è un film!

Quanti sono i film dove c’è un infiltrato tra i cattivoni? Mille. Quante sono le storie reali? Poche.

  • “Matteo vuoi che rubo le caramelle a Don Silvio?”
  • “Si Frank! Noi resteremo nascosti fino alle ore 15:00, poi dopo il pisolino agisci”
  • “Sincronizzate gli orologi ragazzi, tra qualche ora parte l’operazione Blitz”

Fin da piccoli, soprattutto i ragazzini, e forse anche qualche ragazzina, sogniamo di essere la persona che cambia le carte in tavola, il mago, il misterioso, il cattivo. Rubare, comandare, dà carica, adrenalina, il problema poi non è fare i conti con la legge, è fare i conti con la coscienza.

  • “Quindi come procediamo Capo, a me la coscienza poi dà i tormenti!”
  • “Sarai il finto cattivo, l’infiltrato.”

Spesso è solo un gioco, o un film, a volte invece, è la realtà. Quanti di noi ci siamo emozionati e disperati guardando American Gangster, Sin-se-gae, Training Day, Heat – La sfida, I padroni della notte, ma soprattutto The Departed o peggio The Debarted!

bart_donny_milhouseNei film o cartoni animati è sempre tutto imperfettamente perfetto, nella vita quotidiana è l’opposto, perfettamente imperfetto!

Solo ieri, grazie ad un servizio delle Iene, ho conosciuto la storia di Gianfranco Franciosi, meccanico nautico di 35 anni che abita in provincia di La Spezia. La sua storia sembra la sceneggiatura di un film, e infatti diverrà presto un libro. Tutto inizia nel 2002 quando nel suo cantiere si presenta un cliente romano che cambierà la sua vita e quella delle persone a lui vicine. Questa persona era Giuseppe Valentini, detto il Tortellino, narcotrafficante appartenente alla banda della Magliana che viene assassinato in un bar della capitale.

Franciosi si rivolge alla polizia e poco dopo nel suo cantiere si presentano due amici di Tortellino, chiedendogli delle imbarcazioni su misura per il narcotraffico internazionale. In accordo con la polizia, inizia quello che si rivelerà un vero e proprio incubo. Gianfranco diventa un agente infiltrato e per questo passerà anche sette mesi in un carcere Francese, dove la polizia locale non era stata avvertita dalle autorità italiane.

Alla fine di tutta la vicenda che ha portato all’arresto di gran parte dei narcotrafficanti, la storia finalmente si conclude ma non nel modo in cui Gianfranco e la sua famiglia credeva. Il nostro infiltrato ha trascorso due anni nel programma di protezione, e per lui sono stati un’agonia, un dramma dal quale Franciosi, la moglie e i figli sono usciti volontariamente, accettando il rischio di ritornare allo scoperto, con una misera liquidazione, utilizzata per pagare i debiti e i danni che si sono accumulati mentre Franciosi lavorava per la giustizia. Il meccanico deve fare enormi spese di tasca propria per garantire la propria sicurezza e quella dei suoi cari, come un auto blindata e un sistema di sicurezza in seguito al ritrovamento di due proiettili sul parabrezza della propria macchina.

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Sono 88 in tutto i testimoni di giustizia in Italia che hanno denunciato i loro aguzzini, solo 5 di loro, protestano davanti al Viminale e che si sono incatenati mostrando uno striscione con su scritto: “prima vittime delle mafie oggi torturati dallo Stato. Morti che camminano”.

img450-700_dettaglio2_Ignazio-Cutro-protesta-testimoni-giustizia-al-ViminaleFranciosi, non è un pentito, è un uomo preoccupato per i suoi figli, un uomo che ha perso fiducia e vuole ritornare a vivere senza dover sopravvivere. Lo Stato è lento, le leggi sono tutte da rifare, viviamo sommersi dai debiti, dove la mafia paga gli acquirenti, mentre lo stato come da copione lascia debiti. Dobbiamo ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non le piazze o le strade che portano i loro nomi, loro avevano capito cos’era la mafia, mentre oggi improvvisamente si vive d’emergenza, sembra che questo paese non abbia più memoria.

  • “Matteo, ho preso le caramelle!”
  • “Eccellente, sei stato bravissimo, ora dammi tutte quelle al limone”
  • “Ma sono le mie preferite!”
  • “L’dea è stata mia, quindi sono mie!”
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