C’è una crepa in ogni cosa, ed è lì che entra la luce

“C’è una crepa in ogni cosa, ed è lì che entra la luce!”

fiore

Rieccomi di nuovo a combattere con i miei risvegli, con un’anima viziata, e con l’accendino e la sigaretta tra le dita. Questa volta però, ho deciso di farmi meno male, compro solo tabacco, il più naturale e salubre possibile. Fumo di meno perché perdo tempo a rollare la mia dannata sigaretta, con la pancia. Fumo solo in compagnia, e mentre le mie colleghe pippano veloce, pippa anche il vento freddo con loro, le mie cartine gialle invece, quasi si fermano e seguono i miei sospiri indecisi. C’è chi non sopporta la pioggia, il polline e me, io. C’è chi è come me. E quelle come me fluttuano come zombie il lunedì, sperando in un martedì migliore, ma quelle come me non guariscono, fingono, ci provano, costruiscono fortezze con mattoni d’argilla, aspettando il giorno della crepa, quella dove fugge il cane randagio.

bbbb

Quelle come me da piccole hanno una visione. Il terreno riportava i talloni scissi di mia nonna, rugosi e aridi. gnfIn primavera restavo a quadrare la terra prosciugarsi e spaccarsi al sole, come i suoi piedi, sempre più vecchi. Il tempo, l’aria, l’acqua seguono le stagioni del nostro cuore, e se non lo innaffi diventa rugoso. Quelle come me non credono ai miracoli, anche se hai sentito dire che Allah guarda dal cielo una formica nera, su una pietra nera, in una notte buia, quelle come me, vedono solo il nero. Restiamo ferme a leggere frasi che ci somigliano, vite che vorremmo, ma siamo immobili a soccombere dolori che ci procuriamo, siamo potenti ed incompiute. Come Penelope che ogni notte sfila la sua tela, mentre aspetta la vita, quella vera, quella che forse abbiamo già vissuto con tutte le budella, quella che ci travolge e che viviamo senza coscienza. Ma come lei dormiamo su letti piantati nel terreno, costruiti dai nostri amanti con sudore e speranza, letti con radici forti e storiche.

Quelle come me hanno perso il barometro emotivo, vorremmo apprezzare la primavera, vorremmo farla entrare, sbocciare insieme ai ciliegi e non appassire, non avere il bisogno di sentirci disturbate e decadenti, proprio come questa finta stagione. E’ solo un’illusione, come la luce che penetra la mattina tra le persiane, quella che ti fa il solletico agli occhi e ti prende in giro, perché sono solo le 5:00, e stocazzo posso dormire altre due ore. Ma ti ritrovi a camminare tra la folla con le grinze sul viso, quelle che ti hanno lasciato le lenzuola, quelle che ti lasciano i sogni increspati.

Quelle come me non sopportano più la primavera, aspettano l’estate, le zanzare, pazienti e precise, mentre infilzano i loro aghi tra le ginocchia. Il sole cocente e l’asfalto caldo sotto i piedi nudi. Torni a casa alle 5:00 del mattino a prender in giro la luce, perché se hai l’anima viziata non vuoi solo i raggi del sole, ma anche la luce delle sette e quella della fredda luna, che a quelle come me, scalda di più.gffffff

 

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