Negli scacchi come nella vita!

scacco

Filtri di luce attraversano le persiane socchiuse e mi svegliano, un lieve formicolio muove le mie gambe fino alla cucina, osservo, nel tè limpido e fumante, il mio viso pallido, i capelli arruffati e le labbra sottili. Come in trans allineo sulla tavola i biscotti in fila da otto, e scelgo con calma quale mangiare per primo, ma il vapore caldo mi fa lacrimare gli occhi, e in tutto questo fiume non vedo il mio dolcetto che si scioglie nell’acqua, annegando e dividendosi in mille briccole mollicce. Sembra quasi un sogno, ma quelli, vengono solo di notte, e stanotte io ero una Regina, in un lungo vestito candido, dai capelli blu. Alla mia sinistra c’era un Re, bianco come il latte, trasparente e accecante come un raggio di sole a mezzogiorno, caldo e puro. Alla mia destra invece, un alfiere e dinnanzi a noi otto pedine da salvaguardare su un pavimento di marmo lucido, a piastrelle bianche e nere. Nel mio sogno c’erano, altre otto pedine, sullo stesso pavimento monocromatico, ma queste, erano da sacrificare. Proteggevano una ragazza esile, con i capelli nero corvino e due labbra rosso sangue, alla sua destra c’era un altro Re, arrogante e selvaggio, dagli occhi misteriosi e fragili. L’impavida regina nera, si specchia sulle piastrelle lucide, non alza mai lo sguardo, e osserva i suoi occhi curiosi, ella gioca senza tarli o timori. La dolce regina bianca invece, perde gli occhi al cielo, resta pallida, smemorata e confusa, osserva un futuro non poco lontano dinnanzi a sé. In questa partita sono le uniche a muoversi liberamente, ogni regina nel gioco degli scacchi, può mangiare un cavaliere, scegliere di sacrificare un alfiere, proteggersi in una torre, oppure, può semplicemente indietreggiare.

Fabio-Fiorese__SCACCOMATTO_gLa ragazza dai capelli neri muove le labbra rosso fuoco lentamente, sussurrando ordini, duri e ribelli, ella sorride ad ogni caduta, perché ama i pazzi, i pazzi del tutto e subito, quelli che bruciano, che riscaldano le notti e infiammano la pelle. Ama sentirsi libera e selvaggia, sacrifica le proprie pedine per il suo ego, e alla fine eccolo lì, il pazzo! Lo scacco matto. L’adorato Re è sotto la minaccia dei pezzi avversari, di un pezzo di vita che non riesce a scrollarsi di dosso, di desideri infranti e rabbia implacabile, non ha la possibilità e la forza di sottrarsi a tutto, una sola mossa, ed è imprigionato. Tutto perché la regina bianca ha giocato mosse distratte, avventate e temerarie, vorrebbe non sacrificare nessuno nel regno, lei adora quelli che non sbagliano mai, che non dicono banalità, adora i sogni, le mattinate calde e il vento leggero. Lei, si sacrifica per il suo ego, e dice addio al comando con una sola mossa.

In una battaglia non hai il tempo per piangere i tuoi cari o i tuoi sogni. Le guerre, personali o non, riescono a cambiarti, che tu lo voglia o meno, a volte ti cambiano in modo inaspettato, creano nuovi profili, e quando cambia il nostro istinto, cambiano anche le nostre azioni. Ma non sempre riescono a fortificarti o a tirare fuori l’animale felino che è in te, delle volte, tiran fuori la tua umanità, il tuo io più fragile e spaventato.

Questa partita termina in patta, restano sulla scacchiera soltanto i due re, e nessuno può dare lo scacco matto. Le regine osservano il tutto da lontano, non hanno perso, la vittoria, a volte può sembrare grandiosa, incorniciata da brindisi e fuochi d’artificio, a volte c’è una grande vittoria. Altre volte alcune vittorie non sono per niente esplosive, quello che si ottiene può essere piccolo, oppure quello che si perde ci può sopraffare. Alla fine realizzi che vincere o perdere non ha nessun senso, fare un gesto importante per se stessi è il proprio trionfo personale, e non importa se tu vinca o perda finché il gioco dura, perché negli scacchi come nella vita, delle volte devi lasciar perdere un pezzo importante, per ottenere qualcos’altro.

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Una leggenda racconta che un re indù, di nome Iadava, vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un’azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si era più dato pace, perché si sentiva colpevole per la morte del figlio, e ragionava continuamente sul modo in cui avrebbe potuto vincere senza sacrificare la vita del figlio: tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, ma senza trovare una soluzione. Tutti cercavano di rallegrare il re, ma nessuno vi riusciva. Un giorno si presentò al palazzo un brahmano, Lahur Sessa, che, per rallegrare il re, gli propose un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Il re si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, ovverosia suo figlio

 

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