Viva la vida, viva Frida!

imagesCACANLNYNon sempre un’opera d’arte è in grado di rappresentare temi e immagini capaci di suscitare qualcosa nell’osservatore, ma esistono, artisti che con assoluta e inesorabile schiettezza affrontano tematiche a loro molto vicine. Un esempio è la figura di Frida Kahlo. Io, la adoro. Adoro le nere sopracciglione unite come un segno grafico, gli accenni di baffi, l’abito etnico con gonnellone che supera ogni tentazione modaiola, la treccia corvina che resiste al tempo e agli ospedali. La adoro perché lei indaga sé stessa, si seziona, si martorizza, si osserva allo specchio, si guarda dentro come pochi sanno fare, con una parvente, docile impassibilità che nasconde in realtà una scalpitante frenesia e una metabolizzazione del dolore fisico e sentimentale che la accompagnarono nel corso della sua intensa esistenza. Ella si osserva costantemente e non si stanca di mostrarsi.

Frida guarda lo spettatore senza vergogna, in pose statiche che la collocano in un uno spazio e in un tempo soggettivo, e sei sempre tu ad abbassare per prima lo sguardo.Frida-Kahlo-Autoritratto-con-vestito-di-velluto
Frida Kahlo era nata nel 1907 a Coyoacàn (Città del Messico): si considerava figlia della rivoluzione messicana, e per questo disse di essere nata nel 1910. Nel 1925, a soli 18 anni, fu vittima di un gravissimo incidente stradale che la costrinse ad anni di riposo, a convivere con busti di gesso e lancinanti dolori per tutta la vita. Io adoro il suo rapporto ossessivo con il proprio corpo, martoriato da numerose operazioni chirurgiche subìte a seguito dell’incidente. Ella non si abbatte e cambia  visione della vita, non dipinge solo la femme fatale distorta e decantata dallo sguardo maschile, ma la donna in quanto essere indipendente, orgogliosa di mostrarsi senza trucchi e visioni romantiche.

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Non si possono amare le sue opere senza conoscere la sua vita. La sua arte è rivoluzione, è verità e, sofferenza. La sua arte è amore per il pittore più famoso del Messico, Diego Rivera. Il loro è stato un amore lungo e tormentato, costellato di tradimenti e colpi di scena (anche di pistola), destinato ad entrare nella leggenda. Quella che veniva definita “l’unione di un elefante con una colomba”, superò le consuetudini di un legame sentimentale. Le opere di Frida diventarono così incredibilmente indipendenti, così enigmaticamente belle che i visitatori, che andavano a trovare Diego Rivera, rimanevano più affascinati dalle opere di Frida. Io adoro la loro storia sporca, passionale, tormentata, e unica, il loro essere artisti arrabbiati e soli, senza mai abbandonarsi. Adoro Frida e la sua voglia di essere madre, il modo in cui manifesta il suo dolore dopo gli aborti, la sua forza nell’accettare quel suo corpo difettato, la adoro perché, negli ultimi giorni della sua vita esclama: “Viva la Vida”, anche a letto, anche con una gamba amputata, anche se la morte ti prende a 47 anni.

Si dice che:”L’arte di Frida Kahlo è un nastro attorno a una bombaFFFFRRR

Perché in questo teatro di crudeltà, il suo dolore diventa il dolore del mondo, il suo dolore diventa il mio. La realtà è una bomba pronta ad esplodere, ed ella non ha timore di rappresentarla.
 Nei nostri giorni quante volte siamo sinceri con noi stessi? Abbiamo troppo pudore, paura di mostrarci sul serio, alziamo il volume della musica per non pensare, ci mordiamo la lingua per non parlare, non viviamo con ardore e finiamo per non sentire. La sincerità di Frida, così tenera e crudele vorresti fosse tua, vorrei fosse mia. Perché un po’ ti senti anche tu un piccolo ordigno, meccanico, programmato, aggressivo, e pronto ad esplodere, ma legato all’amore, a quel nastrino pallido e delicato, a quella striscia colorata che ti fa esclamare mille Sì ogni giorno.

«Bellezza e bruttezza sono un miraggio perché gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità»: ed è proprio l’interiorità di Frida che si va a conoscere alla sua mostra a Roma.BUSTORoma, preview della mostra dell'artista messicana Frida Khalopalma

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