Come miele in latte caldo.

Non si può dire al sole più sole,

Non si può dire alla pioggia più pioggia,

Non si può dire all’amore più amore!

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Quando il silenzio inizia ad abitare il tuo cuore, la dolce musica che ti accompagnava, ti ha oramai abbandonata e, non senti più te stessa. Ti perdi in un bicchiere di Vino, in una birra ghiacciata, seduta sopra uno sgabello troppo alto per le tue piccole gambe. E così, con i piedi penzolanti, resti sospesa. Volante come sempre tra i “forse” e i “non lo so”. Ma non importa, perché hai lasciato la marea di automatismi che inconsciamente ti hanno servito un altro bicchiere, e poi un altro ancora. Sei ubriaco, ma non c’è fretta di ritornare a casa. È che questo sgabello ti sembra una nuvola, voli tra mille tavoli di un ristorante, tra le candeline accese, e il triste sassofonista al ciglio della strada, mentre perdi la cognizione del tempo e pensi che oggi sia mercoledì. Un altro sorso, e il l’acqua rosso granada, nel bicchiere di vetro scende prima di te, non ti lascia tempo per pensare se poggiare prima il piede destro o, quello sinistro a terra, o a quanta forza vuoi, o devi metterci per saltare giù.

Eppure basta poco, un passo piccolo, occhi chiusi e coraggio stretto nelle mani. Un passo a piedi nudi per lasciarsi andare come il miele nel imagesCAWZSHBYlatte caldo, per osare con quel vestitino che non abbiamo il coraggio di mettere, per ballare smorfiose proprio come in quelle foto che tanto ci piacciono, per pronunciare quelle parole  che forse dette e non solo immaginate, con una voce ad accompagnarle e un paio di occhi possono fare un altro effetto, straziante. Tu, continui a camminare, passo dopo passo, per non passare per codarde, nei confronti della vita, perché se guardi bene c’è ancora un po di luce. Un passo piccolo in una giornata come quella di ieri: apparentemente anonima. Un passo e un bicchiere di vino rosso al tramonto e nessuna domanda a parte quella “Ora sono dove vorrei essere?” Un passo piccolo per superare il limite. Svelarci e spogliarci e mostrarci. Esponendoci. Un passo a costo di perdere l’equilibrio. Perdere una partita, un gioco importante, perdere un amore. Come un fuoco d’artificio di quelli che brillano alti, su nel cielo scuro, ed io con il naso all’insù ad aspettare che torni il silenzio. Il mio silenzio, fatto di fischi, dello stridere dei freni di un treno, del “Tip” che indica: slacciate le cinture, e le sciogli, mentre ti perdi in nuove città, sempre più caotiche, mentre tu ti senti, quella piccola panchina che le guarda e le appartiene!

imagesCAE9NPAAAlle città caotiche, agli amori persi e incancellabili, all’amicizia, ai viaggi e al latte caldo con il miele.
E al mio luogo di quiete. Che come ogni vero luogo non è segnato su nessuna carta

 

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