Il social, asocial

Baden_Evan_Lila with nintendo ds

Il mio gioco preferito tempo fa era: “la falena al neon”.

Entravo in biblioteca, nella cameretta di mio cugino, in un caffè letterario, o in qualsiasi posto oscurato e, osservavo i volti illuminati, biancastri, e pallidi, quasi azzurrini dei ragazzi alla luce del display. Tutti immersi nella bolla al neon di Zuckerberg, padre di Facebook, che perde per colpa della sua “creatura” l’unico amico che aveva. Una maledizione preannunciata insomma.

Ma nonostante ciò le mie care falene, sono l’unica specie che si moltiplica stando ferme, procreano false speranze battendo le dita sulla tastiera, ipnotizzate da una vita sognata.


Oggi, il mio gioco è cambiato in: “falene condivisore”

Le Condivisore amano autocelebrarsi, condividendo tutto ciò in cui loro sono le incontrastate e assolute protagoniste. E per tutto, intendo tutto. Se un ginocchio scricchiola, Facebook sarà il primo a saperlo; se digeriscono o meno tutto il pranzo di ieri e oggi e, domani, Facebook ne verrà informato in real time; se spidocchiano il cane, si posta su Facebook la foto della pre-spidocchiata, del mentre, e un’altra con la sorridente famiglia di pidocchi in braccio. Le condivisore sono le più anziane, ma inesperte nel condividere un’emozione. Ipnotizzate dai “mi piace”, vivono di ticchettii e notifiche. Queste care falene non percepiscono la vita volare via, continuano a dare testate a vuoto, testate al neon fatte di falsi amici, frasi fatte e, canzoni mai cantate a squarcia gola.

Senza sapere di esser nate con le ali, restiamo intrappolate nella rete, senza sapere che, basta un battito sincero, per volare.

Vi lascio con il video di Gary Turk, Look Up che spopola su internet.

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