Notti magiche, cantava Gianna Nannini. Un’estate fà.

Ma voglio viverla cosi quest’avventura senza frontiere e con il cuore in gola. Cantava Gianna Nannini. Io, avevo un anno. Oggi a quasi venticinque anni, di lei ho solo il taglio di capelli.

Forse non sarà una canzone a cambiare le regole de gioco, quella canzone che riassapori, e quell’emozione che scioglie in un abbraccio la follia, quella sugli spalti o ai bar, quella sulla tua poltrone o tra i biscotti con la nonna. La follia di un abbraccio alla tua lei o al tuo lui, a quello che ti sta vicino, al testone troppo grande che ti ostruisce la vista, a quella che ad ogni punizione si alza dalla sedia, e a quell’altra invece che resta immobile perché ha messo un vestito troppo corto.

Sono notti magiche, sotto questo cielo d’estate, quest’umido anticiclone, sotto le stelle e il maxi schermo. Sono notti di un’estate italiana, di quella che stavi aspettando da tempo, un’estate arrivata all’improvviso tra la pioggia fredda primaverile e il caldo improvviso delle dieci del mattino. Una stagione tutta italiana con gli ombrelloni al mare, i motorini sui marciapiedi, e le pizze chiuse a portafoglio, di un’Italia che non è non quella di ieri, e neppure quella di domani. Sono notti, senza speranza, quelle dove insegui un Goal e perdi te stesso, perdi l’amica volata a Londra, il fratello tra le corsie a cento all’ora, perdi il lavoro e la gioia delle cose nuove, di quelle che profumano di bianco come il bucato appena steso.

Quel sogno che inizia da bambino, quello che rivivi sulle fotografie sbiadite, con il pallone più grande della tua pancia, e quelle dove invece, vorresti che ci fosse un pallone al posto della tua trippa. Le foto con la testa al cielo, le gambe a mezz’aria e le mani tra i capelli dei papà. L’immagine di un solo sogno, quello di girovagare con gli amici di sempre, alle 2:00 di notte, con la bandiera tra le mani e la testa fuori al vento, ridendo di una sola gioia, un unico canto da Nord a Sud.

Escono i ragazzi, e siamo noi con la testa tra le nuvole, con una birra e un panino tra le mani, che quasi ci strozziamo per un Goal, che quasi lo strozziamo, il pianto alla sconfitta. Noi che ci dipingiamo il viso, che coloriamo i balconi, e verniciamo tutti i muri di verde, bianco e rosso. E viene prima il verde, perché è vero il contrario, è sempre prima la speranza, quella pura, bianca, quella che arde rossa come il fuoco. Quella che suda sul torso nudo di un uomo, che balla con coraggio e scherno, mentre il mondo sembra crollargli addosso, sotto un cielo rosa e una luna ocra. Tu, sorridi e piangi perché sai che saranno sempre notti magiche, e che queste ti faranno ricordare di essere. Innamorata. Dell’Italia.

E negli occhi tuoi voglia di vincere un’ estate. Voglia di sole e lentiggini, di ciliege tutto l’anno, e di vincerle grattando un cartoncino, scoprendo la scritta “HAI VINTO UN’AVVENTURA”. E Gianna lo cantava 24 anni fa, Voglia di un’avventura in più, un’avventura, un’avventura in più, e un Goal che imprigioni nella rete tutta paura.

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