Il Credo.

Un giorno ero in chiesa, come il giorno successivo e quello seguente, sempre sulla stessa panca a recitare il Credo. Un giorno poi ero al bar, al bancone o su una poltrona. Credo. Un giorno ero io, un altro giorno no. Un giorno ti guardi allo specchio e non ricordi quando hai deciso di recitare, quando hai imparato la sceneggiatura a memoria come il credo a messa che riecheggiavi da piccola. Un giorno poi vivi, e credi nelle poche cose che hai segnato sulla tua pelle.

Io:

Credo nella pioggia e nel sole
Credo nel primo giorno di mare, a giugno. Con il sole sulla strada del ritorno che batte sul vetro della macchina e credo a quel calore, che puoi sentirlo sulla pelle. E non solo.
Credo nel miele sul pane tostato caldo il lunedì mattina. Che un giorno farò un lavoro che non contempla la sveglia perché io la sveglia proprio non la sopporto.
Credo nella gente che si commuove per un film.
Nei massaggi e nei messaggi, entrambi d’amore.
Credo in quelle sere in cui l’unica cosa che vuoi fare e’ stare zitta ed immobile, tu che non riesci a stare ferma nemmeno un attimo. E che parli sempre, e tanto. A voce sempre un po’ troppo alta.
Credo nella maschera per i capelli ai semi di lino, negli uomini che sanno sorprendenti e raccontarti qualcosa di nuovo – di loro e di te – e che non hanno paura di mostrarsi e che ti fanno ridere e che ti baciano. In mio padre: sempre.
Credo che tutti abbiamo un romanzo nel cassetto, chiuso da qualche parte. E chi non ha un romanzo ha una melodia, una poesia, un quadro. Ecco: credo anche che dovremmo aprire quel cassetto.
Credo che tra poco arriverà l’estate e sarà straordinaria. E poi ci sarà un viaggio, io e la mia valigia e il rossetto rosso partiremo, di nuovo.
Credo nella bellezza della notte che a me piace da matti: sarà per questo che non voglio addormentarmi. E nella luce, sempre. Credo nel pan brioche, che quello che manchi ad alcune persone per essere felici sia la leggerezza. Credo che si stia bene, anzi benissimo.
Credo che i piedi senza smalto non siano piedi. Credo che noi si debba imparare a farci sorprendere. Nei lampadari in corallo della casa di nonna, nella centrifuga di pomodoro e ghiaccio, nelle stelle filanti e in quel jeans che ti fa sentire bella, senza troppi trucchi.
Credo nell’erba fresca sotto i piedi, ai saltelli sotto un palco. Nei capelli blu, nelle coroncine di rose. Nelle amiche.
Credo all’amore, a quello vero, quello che ti travolge e confonde, che ti strazia e uccide. Nei giri in Vespa senza casco. Nei tacchi a spillo con il rossetto rosso.
Credo a me stessa quando rido, piango, urlo, soffro.

Credo che il lunedì sia un giorno bellissimo. E credo che ogni mio giorno, con la sigaretta tra le dita, al bar o in chiesa, con un lui o una lei, con la pancia piena e le labbra sporche di cioccolato, sia bellissimo. Credo che dopo il punto segua sempre una virgola; perché noi siamo, infinito.

E agli atti. Ai piccoli atti. Piccolissimi. Cazzuti.Quelli che fanno la felicità del giorno e del perimetro, niente di più” (cit.)
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