Il punto e virgola

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C’era una volta: è così che dovrebbero cominciare tutte le storie, anche quelle che favole non sono. Ed è così che comincia anche questa che una favola non è.

Non è un punto di arrivo e nemmeno un punto di partenza, la felicità.

Non è una virgola e non ha pause. A volte resta ferma lì, altre passa in fretta che nemmeno te ne accorgi. C’era una volta un punto, che ogni notte batteva sulla tastiera. Ogni notte preferifa una luce al neon e le occhiaie violacee, il vento tra le persiane e il sonno arrivare piano. In un dieci di Luglio con un maglione che se non fosse un groviglio di fili sarebbe un abbraccio. In un borgo disabitato, in fondo alla collina, che ti ritrovi ad urlare “C’è nessuno?” mentre con gli occhi cerchi tra le finestre e tra le crepe di un muro altri due occhi. Ma c’era una volta solo un punto, fermo, perchè è bello fermarsi ogni tanto, su una panchina, con un vestito bianco e non fare nulla, e non aspettare nemmeno nulla.

In un punto è bello perdersi solo per ritrovarsi o magari per essere trovati. E questa è l’unica strada che si ha, per trovare qualcosa o qualcuno. Perchè se si sta immobili, non lo si è realmete, perchè al primo soffio di vento i peli ti si rizzano, e tu respiri e sospiri. Viva. Allora c’è o non c’è quel punto? Fermo. Quel luogo in cui sei al sicuro? Quel punto ai dolori, alle molestie, alla rabbia e alla collera, un punto che vorresti mettere alla gioia o a quel sorriso che avevi a dodici anni. Un punto che desideri sparare al petto di qualcuno, nuda e fragile, a quelle braccia che non ti abbandonano, o che magari ti lasciano andare dove le tue gambe e il tu profumo preferito hanno già acquistato un biglietto. Un punto ai mie i capelli scompigliati e agli occhi assonnati. Un punto alla figlia, zia acquisita, fidanzata, sorella. Alla paura della vita. Sempre più imprevedibile come molte cose dovrebbero essere. Perchè c’era e c’è anche una virgola. Ci sono io che amo le cose difficili, quelle che ai più non e’ dato comprendere. Senza fiato e senza voce. Senza remore e rimpianti. Una virgola che inserisci quando hai solo bisogno di respirare nuove strade e pezzi di te. E capisci poi che la felicità è l’insieme di tutti i punti e luoghi che la nostra fervida immaginazione può arrivare a concepire. Quella piccola mezza luna sotto il punto, e quella linea che sarà sempre bellissima, la cicatrice che mi ricorderà di essere stata felice.

Un simbolo sulla pelle, l’inchiostro che vuoi vedere emergere fuori, un segno che non è una canzone. Non è un colore. Una strada o un giorno. Una storia d’amore raccontata da un libro. Non un’idea perché le idee sono fatte per essere cambiate. Non è nemmeno un gesto o un ricordo. Non è l’inizio o la fine di nulla. E’ quello che sta esattamente lì in mezzo. Che poi nessuno sa bene cos’è. Ed è forse lì, nell’inaspettato, che si nasconde la sua bellezza. Nell’infinito delle cose belle, di quelle che continui a sognare o per quelle in cui continui a soffrire. Il mio punto e virgola è tutto ciò e molto di più, è un tè caldo al limone con un cornetto che profuma, è l’incipit di una favola, in cui vivi come se non ci fosse scritta la parola: fine;

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