Per la vita che verrà. Per il 6789.

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Per me.

Per il mio compleanno, per questo giorno che aspetto come la mattina di natale. Per tutte le albe che ho atteso e per i tramonti che ho vissuto, e che ancora – a venticinque anni e poche ore – non ho capito quale dei due momenti preferisco. Per le notti come queste tra gli amici nuovi e quelli vecchi, per i pranzi in famiglia e le molliche date di nascosto al cane. Tra l’amore che tanto cerco e gli auguri in spagnolo.  Per tutte le cose che ho imparato e che poi ho dimenticato. Pffff. Volatilizzate nel nulla. Sparite, nemmeno l’ombra di una declinazione di latino nella mia mente. Per le città in cui ho dormito, per quel letto timido parigino, per le lenzuola di cotone ruvide fiorentine dove spuntava lo smalto rosso dei nostri piedi delicati, quelli di due ragazze con tanta voglia di correre e dormire solo per sognare un altro po’. Per tutti i soffitti alti, per quelli che solo gli alberghi delle città italiane hanno. Per le strade in cui mi sono svegliata e per quelle in cui mi sono persa e, per quelle in cui mi sono ritrovata.

Perché dissemino pezzi di cuore – qua e là – come se fosse ghiaccio dimenticato in un bicchiere. Perché l’unica paura che ho è quella di non avere più voglia di fare qualcosa che non ho mai fatto. Per le braccia esili ma forti. Per le gambe che non saranno quelle di Miranda ma vogliono andare lontano, correndo. O camminando, non importa. Per le strade che ho abbandonato con qualche peso sul cuore e per il mio luogo in questo mondo che ancora non so quale sia ma sono certa che c’è. E piango, urlo, soffro e concedo non poca sofferenza perché commetto errori, ma in realtà son solo vertigini senza la paura di cadere giù e perdere un po’ la testa. Perché sono il limone nell’insalata e sale sulle uova e un biscotto inzuppato troppo a lungo nel caffèlatte. Per la voce di Florence di cui mi sono innamorata perdutamente, prendendo atto del fatto che una cosa l’ho capita ed è che sono una predestinata dell’amore a prima vista. Di quello che un attimo dopo nulla sarà più come prima. Perché devo ancora fare un milione di cose e forse qualcuna di più. Perché imparerò ad essere ordinata prima o poi, ma credo più poi che prima. Perché sono meno severa con me stessa. Perché noi siamo quelli che “non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo. Perché ho una voglia matta di andare all’Opera e sentire Madame Batterfly. E di spararmi un selfie con una foca mentre attraverso l’antartico. Di regalarmi una bottiglia di vino rosso, di quelle che te le ricordi la mattina dopo quando sfatta cerchi di prepararti un tè. E di concerti che balli anche sulla strada che ti riporta a casa. E di serenate e di messaggi che ti lasciano un sorriso sulla faccia stampato come il segno del cuscino il lunedì mattina. Per mia madre e per mio padre. Per le mie sorelle, entrambe donne meravigliose, quelle che ritrovi su una foto, e ti pizzica un po’ la gola per quelle bambine, nude in una vasca senza idromassaggio che sorridono per la schiuma negli occhi. Perché mi auguro di avere tempo e di impiegarlo per amare, senza alcuna remora e senza alcuna domanda. Perché mi avevano detto che avrei cambiato gusti e sapori eppure gli amaretti mi piacciono come quando di anni ne avevo dieci, e continuerei a pelare l’uva acino per acino come quando di anni ne avevo sette. Per tutte le pagine di un libro che ho già scritto. Perché credo nel destino e anche in Babbo Natale. Perché sono sola senza mai sentirmi sola. Perché dicono che il bello inizi ora ma io non ci credo poi tanto perché è bello già da un bel pezzo, e lo sarà anche domani e anche di più. Perché non mi pento di nulla. Perché ci vogliono nervi saldi e cuore caldo e spalle larghe, e un numero di quelli a cui puoi far squillare il telefono anche a notte fonda. Perché ho capito che una famiglia è quando le persone si prendono cura l’una dell’altra e tutto il resto è convenzione sociale e morale. Perché ho degli amici, fantastici. In grado di stringermi il cuore. Perché io voglio amarmi, come se non conoscessi la paura, come se fosse una cosa semplice, l’amore. Per l’umiltà. Perché l’unico regalo che voglio è il tempo. Per te, e tutti gli altri che mi guardano per quella che sono, e non qualcun’altra. Per la mano che mi stringerà. Per chi mi spoglia delle insicurezze con la stessa voglia con cui mi toglie i vestiti. Per quelle volte che mi verrà a riprendere, una notte, senza luogo e senza tempo.
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E quello che ho tutti i giorni è un sorriso, seguito da una lacrima, perché è vero il contrario non sempre sono sprecate, perché son tutte salate ma comunque dolcissime. Perché io mi aspetto e lo sto già facendo da tempo. Lontano dalle frustrazioni di una vita che non mi appartiene. Come la natura mi impone di fare. Per questo nuovo anno. Diverso. Per questo soffio sulla candelina, un sospiro sui tagli del mio cuore che mi strozza il fiato al desiderio appena espresso, lo stesso da molti anni ma che sussurro al mio cuore come se fosse la prima volta e avendo sempre il coraggio di prendere in considerazione l’idea che possa essere l’ultima. Per la neve che sarebbe bello vederla cadere ogni tanto quando apro la finestra. Per le volte in cui ho tremato e temuto. Per l’istante che segue: la felicità che ti spappola le ossa e ti succhia l’energia. Per tutti quegli occhi che mi guardano con fiducia, che mi amano nonostante non mi comprendano. Per questa sigla 6.7.89, e per il 10 che compongo da sola ogni volta che apro gli occhi. Solo per me e per la mia vita che verrà. tumblr_ll633lxI631qgz2ero1_500

 

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