Mentre aspettate. Uscite. Con un altro.

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Dopo aver Benedetto e maledetto l’amore. Maledico e benedico le cazzate, gli uomini, le amiche, la liquirizia e il vino che da sempre un po’ troppo alla testa. Dopo aver visto l’ennesima tipa che fissa il telefono come se fosse un gattino affamato, che posta su facebook canzoni romantiche, che fuma come Ernesto Guevara de la Serna, e che dopo i “adesso lui non chiama perché c’è la partita di pallone” o “sono io che pretendo troppo” o peggio “aspettiamo il momento giusto, non vogliamo correre”. Ci becchiamo questo post.
Una cosa che proprio non sopporto è l’atteggiamento zen, quello della meditazione, del pilates e della respirazione profonda con i giusti tempi, piano e per bene. Io con i “giusti” ci faccio un falò nel parcheggio sotto casa, brucio, quando ci si vuole prendere in giro. E ancora di più quando a farlo siamo noi stesse.

L’abbiamo fatto tutte, almeno una volta nella vita. Anzi: una volta, nella migliore delle ipotesi. Raccontarci storie che in confronto Inception e Donnie Darko son commedie un po’ banali.
Credere alle favole, calandoci non nella parte della principessa finta-ingenua-tanto-sexy ma in quella della cugina di secondo grado sfigata. Per intenderci, quella che sta seduta al tavolo con i bambini, senza partner, con un tacco rotto e che nella scena finale veste i panni della damigella solo per tenere al sicuro la pochette dell’amica che balla con il figo di turno. Magari anche un po’ cessa. E per di più di pescababy vestita (Pes-ca-ba-by, avete capito bene)

Farsi un selfie di notte, gnude, mentre indossate il reggiseno strizza-zizze che a fine serata vi ritrovate con le istruzioni di lavaggio tatuate sulla schiena.
Fissare il telefono con una tale insistenza da poterlo sentire, ormai esaurito da tante attenzioni, mormorare: “Baby, get a life
Sobbalzare al minimo suono pensando che possa trattarsi dell’avatar della vostra suoneria. Per poi scoprire che si trattava si di uno squillo. Indirizzato a quella del secondo piano.
Scaricare un’intera batteria dello smartphone a suon di “sblocca”. Che si sa che se non vibra o non suona sulla schermata ci sarà sempre la stessa foto che hai scelto tu qualche minuto prima, quella in cui sei più figa, ma dopo la 1297908680 volta che l’hai vista inizi a notare: le labbra troppo piccole, i brufoli, le cosce grosse e “BITCH, get a life“.

Ecco. A questo punto metto un punto.

Il coraggio, l’audacia, l’istinto, l’amore, quello vero, quello che non aspetta, che ti trascina, che rischia e non risica, la passione, un urlato al cielo: “Se mi vuoi. Prendimi!” La damigella che fruga nella borsetta della cugina e le ruba i soldi per comprarsi l’ultimo film di Ryan Gosling, i piedi scalzi sull’asfalto freddo (inclusi i “cazzo mi guardi schifata, tu tieniti i tuoi calzettoni bucati da sfigata), l’umorismo, i baci e gli abbracci scoperti, nudi, gli unicorni rosa, quelli che volano: salveranno il mondo, e soprattutto la batteria del vostro smartphone.

E se posso permettermi mentre aspettate che chiami, uscite. Con un altro.
Altrimenti il vostro cellulare si trasformerà davvero in un gatto!

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