Las Mariposas. Le bambine del 25 Novembre.

l 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne. Tale giornata nasce per sensibilizzare la nostra cultura ad una piaga sociale crescente. Crescente perché? Stando ai dati forniti dall’Eures ogni due giorni muore una donna in Italia. Dal 2012 al 2013 il femminicidio è aumentato del 14%: nel 2012 si calcola che sono state uccise 157 donne mentre nel 2013 sono 179.25 novembre giornata contro la violenza sulle donne: storia.

sorelle mirabal

Le sorelle Mirabal nacquero a Ojo, nella Repubblica Dominicana, da una famiglia benestante, erano quattro: Patria, Maria Teresa, Minerva e Belgica Adele, vivente. Vissero la loro gioventù negli anni della dittatura trujillista, una delle più severe dell’America Latina. Questo tirannico e brutale ambiente politico e sociale, risvegliò molto presto le loro coscienze sulla necessità di libertà e rispetto dei diritti delle donne domenicane. Quando Trujillo salì al potere, la loro famiglia (come molte altre nel paese) perse quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi incamerati direttamente dal dittatore nei suoi beni privati. In questo modo, le sorelle Mirabal -Patria, Maria Teresa e Minerva- incarnano negli anni 50, la passione per la libertà e il valore, impegnandosi con decisione nei confronti della lotta contro il governo trujillista.

La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime, prende via con la costituzione nel 1960 del Movimento 14  Giugno, sotto la direzione di Manolo Travares Justo (marito di Minerva), dove usarono come nome in codice  Las Mariposas (Le Farfalle).

Questo gruppo politico clandestino, si espanse in tutto il paese, venne strutturato attraverso nuclei i quali combatterono la dittatura. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo e i membri del movimento vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo grazie alla pressione internazionale, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabal, andarono a fare visita ai mariti, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata.  Le tre donne caddero in un’imboscata degli agenti del servizio segreto militare. Portate in una piantagione di canna di zucchero vennero massacrate, bastonate e strangolate, i loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando che venne fatto precipitare per un dirupo per simulare un incidente .

L’assassinio delle sorelle Mirabal provocò grandissima commozione in tutto il paese; la terribile notizia si diffuse come polvere, nonostante la censura, risvegliando l’indignazione popolare. La dittatura di Trujillo finì l’anno dopo con l’assassinio del dittatore.

La sorella sopravvissuta, Belgica Adele detta Dedé, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani. Per sopportare il dolore, il senso di colpa per essere sopravvissuta alle amatissime sorelle, diventa custode della loro memoria; nel marzo del 1999 pubblica un librocont Vivas in su jardin: Sopravvissi per racare la loro vita.

La data 25 novembre fu scelta dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite nel

1999. (Credits:Blastingnews)

Che l’amore non vi rimanga in tasca.

Cara Patria, Maria Teresa, Minerva, mia cara mariposa, tu sì che hai conosciuto l’amore e con esso anche il dolore, il disprezzo e la ferocia. Cara Donna ti ricordi di noi, insieme, innamorati, eravamo come due ostinati tuffatori che tornano alla superficie solo per riprendere fiato, e nuotano con i piedi incrociati e le mani nel petto. Cara Maria Teresa, neppure la letteratura, l’opera o il cinema riescono a spiegare cos’è l’amore, quello vero, e io non parlo del sesso o delle scende trasmesse a rallentatore, delle passeggiate nei parchi che puntualmente in Tv sono la dimostrazione che si è innamorati, ma tu Maria lo sai bene che quando ci si innamora non c’è tempo. Quando siamo innamorati tutto è meraviglioso, pensiamo che ci capitano cose straordinarie, magiche, ma in realtà sono banalissime e non gliene frega a nessuno se ieri sei stata a parlare tutta la notte con lui, che tutto poi diventa fare l’amore, portare il cane a passeggio, parcheggiare, andare a fare la spesa, che tra un pelato e 100 grammi di mortadella si fa l’amore. Sì. Si crea confidenza, complicità, fame.

Che il rispetto non vi rimanga in tasca.

Minerva tu e il tuo grande amore, strappato via, tu trascinata in un campo, sola, in mezzo ai cani feroci, perchè questi non son degni di esser chiamati uomini, Minerva, tu che ci hai provato, che quel giorno volevi solo regalare uno sguardo di coraggio a tuo marito, e lo sapevi che quella era una battaglia che potevi vincere. Eri giovane, bella, forte, amata. Hai usato le parole, come le uso io oggi, come questa lotta che diventa solo un fondamentalismo verbale. Parole come lame, colpi, musica, voci eroiche che sappian scolpire i sentimenti, che cercan di cambiare una cultura, ma che noi in realtà non vogliamo cambiare perchè fin da piccole ci innamoriamo dell’antieroe, dei senza-speranza, e tuttavia siamo decise a cambiarli. Minerva, forse siamo noi ad amare troppo ad arrabbiarci più per una macchia di olio sulla camicia che per un insulto. Quante volte li guardiamo basiti i nostri uomini, mentre cercano di giustificarsi e noi pensiamo: ma queste stronzate dove le va a prendere? Siete voi a dover cambiare, voi che organizzate qualsiasi partita di calcio di categoria per tutti gli sfigati della terra ma mai vi sognereste di pubblicare il vostro disprezzo, voi uomini che non avete mai fatto niente di male, che restate a guardare, voi non siete assolti ma siete per sempre coinvolti.

Che la pietà non vi rimanga in tasca.

Cara Patria, essere donna è un gran casino, siamo curiose, caparbie, eterne bambine ma già mamme. Essere donna vuol dire avere il pass per la pazzia, stendere le mani fuori dal finestrino per sentire l’aria, fredda. Indossare il tulle, tulle e ancora tulle come fosse panna, solo per pranzare sul davanzale con la nutella e il pane alle tre del pomeriggio e far finta di stare in paradiso su di una nuovola. Innamorarsi del cane, del divano con il cane sopra e un plaid caldo e miele in cui affondare il dito. Essere donna è chiudere gli occhi, senza aver paura, piangere quando vuoi e quando puoi anche alle 12:00 di una domenica mattina, con l’odore delle tagliatelle ai porcini che entra senza bussare. Essere donna è dare la colpa alla luna quando si avvicina troppo alla Terra, fa impazzire tutti. Ridere di te stessa perché è lì che si nasconde il segreto della consapevolezza, come quando ti disegni un paio di baffi e giri per la città. Cara Patria avrei voluto che tu abbandonassi il corpo e i pensieri e l’anima, come lo si fa da bambine, perchè ogni donna, ogni incauta aspirante velina, ogni professoressa inacidita e madre rompicoglini e sorella depressa e figlia inquieta e fidanzata in crisi e amica fragile e collega stronza. Ogni donna è, o almeno per un’istante è stata, questo.

Una bellissima bambina.

Che una donna non vi rimanga in tasca.

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