Primo dicembre

Caro Babbo Natale, Gesù Cristo, Buddha, Allah, papà o Nutella sul pane tostato, ci siamo. Primo dicembre. Primo giorno di Natale. Secondo cappello con il pon pon, quarto smalto rosso, terzo paio di scarpe bagnate e sempre primo amore.

Le mani che sanno di mandarino e non esiste forse nella mia memoria profumo più b34215d70efeeee01367598589fc36edantico e più nobile. La cioccolata calda, il caminetto accesso con le castagne, la torta di mele e cannella -insieme-, il profumo alla vaniglia e sandalo che vaporizzi prima di uscire con lui.

Le lucine nella città, sui portoni, tra gli alberi, che di certo non salveranno il mondo ma sono bellissime. La nebbia che brina, un berretto di lana calato. La neve che tra un po’ arriva, lei e il ricordo di me bambina che prima di salire in macchina e tornare a casa ne mettevo un po’ in tasca, senza capire che ci sono cose che vanno lasciate lì dove sono.

La voce di Michael Jackson o di Michael Bublè ovunque tu vada. Una tavola imbandita con tutti intorno gli amici di sempre, quella famiglia che ha scelto il cuore, che ti sei scelta tra tutte. Bicchieri che si sfiorano, vino rosso e la prima fetta di pandoro con lo zucchero a velo.

L’augurio del tempo e della speranza e dei baci – infiniti, che non si possono impacchettare in alcun modo. Senza vischio, distanze o restrizioni. L’augurio di un natale magico con la neve in tasca che non diventa acqua.

Buon primo dicembre.

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