Domani è un altro giorno, di vita.

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Io con i finali e gli inizi non sono mai stata brava.

Anzi ad essere proprio sincera non sono brava con un sacco di cose. Non sono brava a cambiare, a cucinare, a mettere il rossetto senza tingermi i denti di rosso, non sono brava a cantare, ballare, non sono brava neppure ad organizzarmi la giornata. Ma più passa il tempo e meno mi interessa diventarlo. Perché dopo un anno, senza volevo mi ritrovo diversa. Preparo dei panini da far invidia a Burger King, sono sexy, anche con i denti sporchi di rossetto mente stono in macchina con la giornata in disordine.

Non stillerò una lista di buoni propositi, perché non c’è obbiettivo che non tenga conto al cuore. E mi tengo stretta la mia comprovata incapacità cronica nel delimitare e razionalizzare e scindere nel fare cose in generale, che io non lo so mica dire così, nero su bianco, in maniera indefettibile se quest’anno mi è piaciuto o meno. Ma so che sono stata felice. Che ho scelto, il che vuol dire che ho saputo lasciare qualcosa, assumermi la responsabilità della nostalgia che ne consegue e che – certi giorni – ti opprime.

So che sono stata al mare, anche con il vento forte e il freddo. E poi nel cuore sacro della pizzica, che la vita è ritmo e se non ti trascina in modo pazzo, non è lei. So di essere stata triste. Di essermi disinnamorata, di aver deluso e ferito. Di aver avuto paura. E ho pianto. E poi ho smesso perché il pianto come il silenzio ha un valore immenso e non bisogna sprecarlo. E ho continuato solo al cinema perché lì tutto è concesso. Ho corso ed ho preso un treno per farlo, e ho provato la gioia che il cuore ti si spappola sull’asfalto e non per la stanchezza. Ho compiuto i venticinque, e credo che il meglio non debba ancora venire perché il meglio – un po’ come la felicità – è sempre ora.
So che non sono stata all’estero, ma ho sognato Londra e Salamanca, so che sono stata troppo tempo a casa, che è tale perché inizi ad inciampare nelle tue stesse scarpe oltre che nella tua anima.

Stanca. Provata. Euforica. Bagnata di mare e di pioggia e di neve. Fradicia di umanità che delle volte mi ha fatto schifo. Ho tagliato i capelli e sto ancora aspettando che ricrescano. So di aver abbandonato idee, persone, luoghi, famiglie. Di aver dismesso abiti che non sono più i miei. Di averne trovati di nuovi in cui mi sento meglio. Di essermi spogliata di alcuni luoghi comuni, di alcune paure e talvolta dei vestiti. Di essere stata nuda, totalmente, di averlo fatto con tutto l’amore e a volte senza, e so che in quel momento di aver avuto poco coraggio, di essere stata zitta, anche quando tu mi chiedevi di parlarti.
Ma so che sono stata sincera, con me stessa. E sticazzi se invece nell’armadio continua a regnare il caos puro. So che sono stata.

So che sono più forte. So che voglio viaggiare, guardare nuove città, ponti, strade, parchi e gente. So che sono di nuovo innamorata e non lo so come andrà a finire, perché se senti il cuore che arde mentre vuoi razionalizzare e saldare e liberare questa nuova poesia senza sensi di colpa e remore e scrupoli ma con fermezza e pugni chiusi e tette al vento.

So che domani – oltre la mezzanotte – è solo un altro giorno, ed è sempre vita. E la mia vorrei brillasse come i fuochi d’artificio sull’acqua. capodanno vestiti  glittercollage

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